La mia vita fuori dall’utero

È il 1994, l’anno del boom. Grazie alla contemporanea discesa in campo politico di un noto soggetto, il niente diventa credo e vanto nazionale e il giovane autore Daniele Capaccio si ritrova sulla cresta dell’onda. Di lì in poi è un’inarrestabile ascesa, costellata di successi quali le magliette con niente scritto sopra e la fondazione della prima Banca del Niente, ove i clienti entrano ed escono a mani vuote. Capaccio decide di esplorare altri mondi oltre l’industria e incide il suo primo cd musicale, NIENTE, nel 1998, seguito nel 2002 da PIÙ NIENTE e nel 2004 da ANCORA NIENTE. Era solo il preludio per il suo romanzo d’esordio: il niente d’autore che state tenendo in mano.

In copertina: Illustrazione di Alicia Migueles

Additional information

Autore

Daniele Capaccio

Genere

Satira, racconti brevi

Anno

2014

ISBN

978-88-98149-13-1

Numero di pagine

208

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7 reviews for La mia vita fuori dall’utero

  1. Mattia Gaetano

    Bello davvero, crudo. Senza fronzoli. Fra i tanti scrittori emuli di Bukowski, Daniele Capaccio mi è apparso tra i più originali. Ci sono dei momenti in questo libro che ti lasciano senza fiato. Un perfetto stile rock’n’roll.

  2. Valerio Carbone

    Il testo raccoglie cinquanta brevi racconti più una piccola autobiografia romanzata che chiude l’opera. Ogni racconto è autonomo e inscena spaccati di una quotidianità spesso cruda e disarmante, che solo alle volte si fa più dolce e poetica. I personaggi, i protagonisti che si susseguono tra le pagine de “La mia vita fuori dall’utero” sono classici losers metropolitani: diseredati, licenziati e sempre pieni di debiti. Non c’è spazio per grandi sogni o per ideali troppo eleganti, quando l’unica vera preoccupazione è quella di vivere alla giornata, “svangarla”, neppure arrivare a fine mese ma direttamente “a fine settimana”. Tra prostitute e intimità perverse, tra battaglie alcoliche e il classico gioco d’azzardo, tuttavia, Capaccio ci regala attimi insperati di struggente umanità.

  3. Daniele Deirossi

    Avrei ragionato in maniera differente se fossi stato l’autore. Il libro è bello però troppo ripetitivo nei temi…

  4. Flavio Carlini

    Il registro stilistico che Capaccio tiene è omogeneo per tutto il corso dell’opera: schietto, diretto, senza troppe concessioni a frasi a effetto o giochi di parole. La narrazione risulta quindi molto semplice e discorsiva, spesso caratterizzata da frasi brevi e un ritmo che, in alcune fasi, si fa più introspettivo mentre, in altre, spiccatamente “cinematografico”. Una curiosità: ogni racconto è accompagnato da un’indicazione per un accompagnamento musicale che l’autore suggerisce al lettore per la miglior fruizione del racconto stesso.

  5. Daniela Di Stefano

    Sono rimasta impressionata da questo libro di racconti per la schiettezza e l’immediatezza delle situazioni narrate, per l’umanità che emerge in tutti i suoi pregi e difetti. Credo sia un libro che difficilmente dovrebbe passare inosservato. Giudizio positivo.

  6. Paolo Zu

    Mi è piaciuto però non so se lo consiglierei a tutti. Tra le tantissime virtù di questo libro sicuramente non c’è la moderazione… Alcuni passaggi sono troppo volgari. E c’è troppo sesso un po’ ovunque! Voto medio.

  7. Francesco Alessi

    Ho scoperto questo libro per caso in una fiera dell’editoria… Aveva una copertina bellissima e anche la quarta sembrava divertente. Leggendolo ho scoperto una profondità disarmante. Forse a volte però l’autore gioca troppo all’autocommiserazione (infatti alcuni racconti li ho trovati meno belli per questo). Comunque lo consiglio. Autori come questi dovrebbero nascere sempre.

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